23 maggio 2012

fantasia

"La fantasia sta nella testa e nel cuore. 
Ma quando uso solo quella del testa poi faccio la monella
(M. Sereni)


12 aprile 2012

la "Lega ladrona" non mi rende felice

Sono giorni che rumino un pensiero semplice semplice e per niente ambizioso: la "Lega ladrona" non mi rende per niente felice.

E sono molto lontano dall'essere o essere stato, anche vagamente, un simpatizzante della Lega celtico-celodurista e cattivista.


Essere contenti per l'ennesimo caso italico del "tanto così fan tutti" è cosa che mi angustia.
Sarà tanto liberatorio, ma è un genere di libertà che poi paghiamo a caro prezzo.


Ridacchiare sotto i baffi per le gravi piccinerie dei moralisti del "cerchio magico" o per un altro tesoriere di partito che fa la cresta o per un Bossi solo ora evidentemente provato nel corpo e non solo - e, per questo, quasi più umano - non mi dà gran soddisfazione.

Urgono parole buone e anche buone scelte quotidiane nella vita concreta di ciascuno di noi.

Solo così si cambia registro. Continuo a trovare questa, ora e sempre, l'unica vera rivoluzione (morale) possibile.

30 marzo 2012

le stagioni son tutte belle

L'inverno mi piace perché mi infilo sotto al piumone
La primavera perché si fanno i pic-nic
L'estate perché si va al mare
L'autunno perché riapre la scuola



Mio figlio Pietro, mentre lo accompagnavo stamattina a scuola, all'improvviso osserva: "La primavera è strana. Ogni tanto ti ricorda l'inverno, ma già ti fa vedere l'estate. E l'autunno... al contrario!".

Poi infila quelle quattro frasi di seguito, che io ho immaginato in versi.
Un inno spontaneo alla bellezza e al piacere (persino per la scuola...)
Mi sembra quasi poesia.

(foto flickr/aldoaldoz)

29 febbraio 2012

i piccoli miracoli del dottor K.


Lei gli si avvicina molto sofferente. Lo si legge in volto.
Le metastasi alla schiena cominciano a farsi sentire.
Il tavolo della Tac è duro e alzarsi e rimettersi in piedi è una tortura che infliggersi da sé non migliora la situazione. 

Lui è un 40 enne alto, zazzera e barbetta incolta un po' da studente on the road; maglioncino, jeans e camicia sotto al camice inusualmente aperto e svolazzante. Accento chiaramente dell’est europa ma ottimo italiano.
Lo chiamiamo dottor K.: sul cartellino un nome che sa di Boemia.

Il dottor K. si avvicina alla donna.
Le chiede: "Come si sente oggi?". Una voce gentile.

Qui sono tutti piuttosto disponibili - sarà il reparto - ma lui fa qualcosa di nuovo ai miei occhi, un piccolo miracolo: la guarda con una tenerezza paterna, con lo sguardo di chi sa, e le carezza con un breve tocco leggero il viso. Niente più.

La donna abbassa il capo, si rilassa un po', e continua il suo calvario con un volto amico in più. Lo sconosciuto dottor K.

17 febbraio 2012

15 febbraio 2012

le olimpiadi mancate e le scarpe strette

Non la trovo tanto da festeggiare la notizia dello stop del Governo alle Olimpiadi a Roma.

Capisco molto bene le ragioni di chi ha tirato un sospiro di sollievo, soprattutto tra i romani, e persino le ragioni logiche per cui il politico Monti ha detto "no": alto rischio finanziario, appalti truccati o truccatissimi, speculazione edilizia senza controllo, troppo potere ai (pochi) soliti noti etc etc

Ma la notizia di ieri è pessima e mi rattrista: non siamo un Paese, e una città, in grado di organizzare e governare un evento simile senza sprofondare nello schifo di cui sopra. Non ci trovo tanto da festeggiare.

flickr/Christopher Chan
C'è chi dice, quasi spiritualmente: "finalmente qualcuno che ci mette davanti ai nostri limiti"; o, più prosaicamente: "ma lo hai visto no, cosa è successo per i Mondiali di Nuoto del 2009?". Ok.

Ma questa era una grande occasione, in un tempo di crisi e quindi di potenziale cambiamento delle carte in tavola, per fare qualcosa di nuovo. Fare le cose bene, per una volta.
Alcune condizioni c'erano, inclusa le credibilità di un governo odioso ai più, anche a quelli che sorridono a denti stretti, ma sensibilmente meno attaccabile della casta politica e dei partiti.

E quali saranno le reazioni dei tanti furbetti - i "quartierini" sono spesso anche i nostri luoghi di vita e di scelte quotidiane - per cui oggi abbiamo un'Italia che dice no alle Olimpiadi? Si batteranno il petto di fronte al ditone del Premier e si convertiranno? Credo che lavoreranno ancora più sodo per togliersi di mezzo quelli che fanno politica in un modo che non gli garba... e ripristinare lo status quo.

Sarebbe stata una grande occasione obbligata per dare alla Capitale - già abnorme nella sua cementificazione sregolata, ma questo sarebbe stato un motivo in più - alcune infrastrutture essenziali per migliorare la qualità della vita di tutti che dovevano esserci già 40 anni fa.

Certo, "imponendo/proponendo" metodi e persone e stili nuovi.
Una partita che si poteva pure perdere. Ma che andava giocata.

Per questo, il sospiro di sollievo che tanti hanno tirato, mi sembra un po' come quel tale che indossa solo scarpe strette e, finalmente, per provare un po' di piacere, aspetta la fine della giornata per togliersele.

05 febbraio 2012

"Quando torno fammi ritrovare Gesù"


Nell'anniversario della sua morte, apro ancora una volta lo scrigno delle parole di don Andrea Santoro. Ne trovo 12 che suonano da testamento spirituale per la Chiesa, e in particolare per la Chiesa di Roma, la sua, quella che lo aveva inviato. Lette facendo memoria delle intuizioni che lo portarono a cercare l'esperienza in Turchia, suonano ancor più ricche di suggestioni.

    Amate le vostre chiese. Amate la Chiesa. Amate i fratelli che il Signore vi mette vicino. Non disertate le riunioni.

    Non spegnete la voce della preghiera, non chiudete il libro delle Parole sante.

    Non fatevi stordire dagli inganni del mondo, non lasciatevi abbagliare da ciò che “luccica” ma non “illumina”.

    Non fate morire il cristianesimo, non riducetelo a osservanze e convenevoli, non addomesticate il Vangelo.

    Non uccidete la croce di Cristo e la sua povertà.

    Non sostituite la sua umiltà e semplicità con l’accumulare e l’apparire.

    Non bevete a fonti avvelenate abbandonando la Fonte di acqua viva.

    Non offendete i nostri figli riempiendoli di cose e di mille attività e negando loro (o dandolo solo col contagocce) il Padre dei cieli, la Parola di Gesù, il cuore sapiente e materno della Chiesa, il calore di una comunità cristiana viva.

    Gioite della fede, difendetela dall’appassimento, vivetela nella fiducia e nella lode anche quando i giorni sono bui (“gettando in Lui ogni vostra preoccupazione”, come dice san Pietro, “perché egli ha cura di voi”).

    Fate fiorire la carità, amando chi non vi ama, facendo del bene a chi vi fa del male, condividendo con i poveri e i sofferenti sia i beni materiali che i beni spirituali, rianimando le famiglie con la presenza di Dio e l’amore reciproco.

    Siate fecondi nello spirito dando a vostra volta ciò che avete ricevuto (“come il Padre ha mandato me così io mando voi […] andate, predicate, annunciate, guarite, risuscitate, liberate gli indemoniati e i prigionieri, chinatevi sulle sofferenze […] servite, amate, date la vita…”) e, voi sposi, siate fecondi, se Dio vuole, anche nella carne.

    Dite “sì” a Dio, anche quando vi invita sul monte a sacrificargli Isacco, anche quando vi guida per vie che non conoscete. Dio non delude: l’uomo sì”.

Nel titolo, le ultime parole di don Andrea a chi lo accompagnava all'aeroporto, pochi giorni prima di morire.
Nelle sue ultime parole "romane", soprattutto per noi romani, un inizio sempre nuovo.

03 febbraio 2012

al centro del mio cuore

Si compie la "parabola del cuore" iniziata prima di Natale da Miriam.

flickr/Leonard John Matthews
Prima di mettersi a dormire mi dice: "Papà, ma è vero che se i papà e le mamme muoiono i bimbi li portano sempre nel cuore?".

Se vi vengono in mente i Baci Perugina... almeno non ditelo a Miriam.

Perché questa per lei è una questione seria.

E noi? Cosa portiamo (concretamente) nel cuore oggi?
E cosa ci lasciamo dentro alla fine della giornata?

24 gennaio 2012

la disperazione non è l'ultima parola

"Chi è felice parli, chi è triste urli, chi è disperato taccia". Ho letto e meditato queste parole e con esse il romanzo di Maurizio Cotrona, Malafede.

Giordano, il protagonista, si sente un giovane uomo realizzato. Addirittura fortunato. Il suo appartamento fresco di stucco nella promettente e impeccabile periferia romana di Malafede, il suo posto "quasi" fisso al ministero e una vita da emigrato in carriera che gli sembra quadrare.

Però vede tristezza e disperazione tutto intorno: in suo padre, nella sua compagna di vita, nella collega che condivide con lui la stanza in ufficio, nella signora del piano di sotto e nei condomini che scrivono messaggi e lanciano anatemi sullo specchio dell'ascensore. E avvia una personalissima inchiesta sulla felicità.

Giordano si sente il salvatore designato di chi gli sta più vicino, dalla petulante fidanzata al pendolare che condivide con lui il treno quotidiano (per inciso, il mio ndr).

Ma piano piano, mentre il mondo che pensava di controllare tutto intorno a lui si decompone e si sfilaccia, scoprirà che la domanda che pone agli altri è quella cui lui stesso per primo non sa rispondere. Che la felicità che non trova è la sua.

Giordano è tragicamente disperato e ha imprigionato anche i suoi affetti in questa disperazione. Ma non lo sa.

Lo riportano alla consapevolezza, alla vita e all'amore la sapienza del suo corpo - che cede di schianto e lo costringe e prendere atto della sua condizione - e la memoria, che sana una ferita fondante e con essa una relazione, quella con una madre che è morta lasciandolo piccolo e solo, persa nell'oblio e nella negazione.

E ritornando lui alla vita, più umano e fragile e insieme più libero, misteriosamente prendono vita e corpo intorno a lui anche quelle persone care che già gli sembravano morte.

23 dicembre 2011

nella pancia

"Papà, ma quando Pietro era piccolo, io dove ero, nella pancia di mamma?".

Miriam, quasi 4 anni, la sorella più piccola di Pietro (e Teresa), mi fa una domanda che probabilmente avranno da sempre fatto tutti i bambini ai loro genitori.

Io mi spremo le meningi, recupero la memoria delle risposte già date agli altri due - qualche "buona pratica" aiuta - e dico: "No, non ancora. Ma eri nel cuore di mamma e papà".

Lei sorride, come "accarezzata", ma non molto convinta e insiste: "Ma poi che stavo nel cuore sono scesa nella pancia di mamma?".

Sì, amore mio, è andata così.
Come fate a capire queste cose, in modo così semplice?

Anche il Dio dei cristiani è un Dio fatto così.
Ha a che fare con i corpi molto più di quel che spesso si pensi e si dica.

Che va bene la ragione, va bene il cuore, vanno bene le idee e persino i "buoni sentimenti " e "i valori", se non sappiamo dirLo in altro modo.

Ma Lui è sopratutto Uno che si fa vicino, si immerge, affonda, nelle nostre realtà quotidiane, si fa carne.
Lui è uno "che scende nella pancia".

Grazie a una donna e a un uomo - due persone come me e te - che gli hanno detto "sì", nonostante la ragione, le idee, i (buoni?) sentimenti, e persino i valori del loro tempo.

Lasciamo che Dio "ci scenda nella pancia", perché sia vivo e presente nelle nostre vite, nelle nostre luci e nelle nostre ombre, nelle nostre mani e nei nostri piedi in cammino, nei nostri occhi e nelle nostre parole.

Questo è il mio augurio per me e per te.

Buon Natale!